Franchising, a Bruxelles la conferenza finale del progetto Uni Europa - UE “Staff - Supportive tools for ambitious fair franchising”

La Fisascat Cisl, componente del Comitato Direttivo del sindacato europeo, impegnata nello sviluppo dei contenuti e delle proposte sindacali per migliorare il settore
Roma, 22 gennaio 2026 - Il 20 gennaio si è svolta a Bruxelles la conferenza finale del progetto europeo “STAFF – Supportive Tools for Ambitious Fair Franchising”, “STAFF – Strumenti di supporto per un franchising equo e ambizioso”, promosso da UNI Europa e finanziato dall’Unione europea, dedicato all’analisi dell’impatto dei modelli di franchising nel commercio e alle ricadute sulle condizioni di lavoro nel settore dei servizi.
Alla conferenza ha preso parte anche la Fisascat Cisl, componente nel Comitato Direttivo, impegnata nello sviluppo dei contenuti e delle proposte sindacali per migliorare il settore. Per la federazione cislina ha partecipato al meeting Gianfranco Brusaporci, responsabile delle relazioni internazionali.
Nel corso dei lavori sono stati presentati i risultati del rapporto finale del progetto, che evidenzia come il franchising, pur favorendo l’espansione dei grandi marchi nel commercio al dettaglio, tenda a trasferire rischi e costi sugli affiliati, producendo effetti diretti sulle lavoratrici e sui lavoratori.
In particolare il rapporto richiama il settore del commercio alimentare come uno degli ambiti in cui il franchising ha conosciuto la maggiore espansione negli ultimi anni; in alcuni Paesi europei oltre la metà dei punti vendita food dei principali marchi è oggi gestita in franchising. Emblematico il caso di Carrefour che, a partire dal 2018, ha trasferito al franchising o alla gestione in locazione oltre 300 negozi in Europa, coinvolgendo decine di migliaia di lavoratrici e lavoratori, determinando, secondo le analisi sindacali richiamate nel report, un progressivo indebolimento della copertura contrattuale e delle tutele.
Un modello che, pur garantendo stabilità ai gruppi capofila, scarica sugli affiliati forti vincoli organizzativi ed economici, con ricadute dirette su salari, organici e condizioni di lavoro. Inoltre, in molti Paesi europei, secondo lo studio, i dipendenti dei punti vendita in franchising registrano salari inferiori anche del 20–30% rispetto ai colleghi dei negozi diretti, minori tutele contro il licenziamento, una copertura più debole della contrattazione collettiva e condizioni di lavoro peggiori in termini di orari, carichi di lavoro e salute e sicurezza.
Il report mette anche in luce come il franchising venga sempre più spesso utilizzato come strumento di ristrutturazione, attraverso il trasferimento di punti vendita dalla gestione diretta a quella in franchising, con una conseguente riduzione dell’occupazione stabile e un indebolimento delle relazioni sindacali. Ne deriva il rischio concreto di un sistema occupazionale duale all’interno degli stessi marchi: stesse mansioni e stessa insegna, ma diritti e tutele profondamente diversi a seconda della forma di proprietà del punto vendita.
Lo studio evidenzia poi una marcata asimmetria di potere economico tra franchisor e franchisee; mentre le imprese capofila beneficiano di entrate stabili attraverso royalties, forniture obbligatorie e servizi centralizzati, molti affiliati operano con margini ridotti o negativi, finendo per comprimere i costi del lavoro, gli investimenti in formazione e l’organizzazione dei turni. Una dinamica aggravata anche dalla frammentazione dei quadri normativi nazionali, che lascia ampi spazi a dumping contrattuale e concorrenza al ribasso.
Ampio spazio è stato dedicato, infine, alle linee guida operative rivolte ai sindacati affiliati, illustrate nella sessione conclusiva della conferenza. Tra le priorità indicate: l’estensione della contrattazione collettiva a tutti i punti vendita che operano sotto lo stesso marchio, indipendentemente dalla forma di proprietà; il rafforzamento della presenza e dell’organizzazione sindacale nei negozi in franchising; la richiesta di maggiore trasparenza alle imprese capofila sulle reti e sull’occupazione; la promozione della responsabilità solidale dei franchisor; l’integrazione dei rischi legati al franchising nel dialogo sociale a livello di marchio, nazionale ed europeo, e l’elaborazione di raccomandazioni di policy per un intervento più incisivo dell’Unione europea.
In questa prospettiva, l’esperienza italiana della recente estensione del Contratto integrativo aziendale McDonald’s anche ai lavoratori dei licenziatari in franchising che hanno aderito all’intesa, rappresenta una sintesi concreta delle linee guida emerse dal progetto, dimostrando come la contrattazione collettiva possa ricomporre la frammentazione dei diritti e garantire tutele omogenee all’interno dello stesso marchio.
La conferenza finale del progetto STAFF ha confermato la necessità di un impegno sindacale a livello europeo per riportare diritti, contrattazione e lavoro di qualità al centro anche dei modelli di business più complessi, riaffermando il ruolo del sindacato come presidio di equità e inclusione nel commercio e nei servizi.
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